L’inverno 1994-95 non fu una stagione invernale eccellente ma è scolpita nella mente per l’incredibile nevicata avutasi tra il 4 e il 5 gennaio.
Il dicembre del 1994 passò molto mite e secco, forse uno dei peggiori di sempre, e anche il capodanno del 1995 si aprì all’insegna della mitezza, come se fossimo in primavera le temperature diurne toccarono i 15°C!
Ma quel gennaio, l’unico vero mese invernale di quella stagione, stupì grandi e piccoli; nonostante non ci fu nessuna ondata di freddo rilevante si manifestò una configurazione barica ideale per una bomba nevosa sul Gargano.
Nei primi giorni dell’anno un’alta pressione sul medio-alto atlantico si innalzò catapultando verso sud un possente nucleo di aria artica marittima che inizialmente richiamò forti correnti occidentali. Nel corso del 2 gennaio le temperature calarono in maniera decisa grazie alla disposizione delle correnti da nord. Il giorno 3 l’alta pressione, spostatasi verso l’Iberia ma sempre in posizione meridiana, puntò la Scandinavia facendo affluire il nocciolo più freddo in quota da nordest facilitato anche da un minino barico al suolo posizionato tra Grecia e Turchia. Ed ecco che il 4 gennaio 1995 si forma una bassa pressione sullo Ionio con correnti al suolo che ruotano attorno al minimo, aria fredda che affluisce da est/nordest, alta pressione sviluppata dalle Azzorre al Baltico con massimi in Oceano e sull’Europa centrale. Nei giorni seguenti il minimo tende a colmarsi anche se il contesto rimase per parecchi giorni invernale a causa di una lacuna barica.

04.01.1995 Altezza di geopotenziale a 500hPa e pressione al suolo
La peculiarità di questa ondata di neve è freddo in quota, umidità elevata e configurazione ideale per forti precipitazioni nelle stesse zone per alcune ore. Dopo il caldo dei primi giorni la colonna d’aria si raffreddò grazie all’entrata di termiche in quota più fredde che raggiunsero l’apice tra il 4 e il 5.
Per capire gli effetti di una tale formazione ciclonica bisogna conoscere il microclima del promontorio.
Le precipitazioni iniziarono in maniera debole e in forma liquida il 2-3 gennaio, prima con dinamiche occidentali poco produttive poi con fronti da nord. Ma durante il 3 si approfondì a tutte le quote un minimo depressionario che in maniera piuttosto veloce traslò dal basso Tirreno allo Ionio: così entrò il freddo e s’intensificarono le precipitazioni, solide in quota, accumuli elevati. L’altezza dei geopotenziali era molto bassa con termiche in quota particolarmente gelide in seguito la struttura evolse in un intenso cut-off.
Gli accumuli nevosi sul promontorio, a partire dai 500 metri d’altitudine, furono elevatissimi, facilmente si toccarono 100cm di neve ma in alcune zone in quota addirittura accumuli di 110-130cm!

Dalle varie carte di reanalisi si nota una profonda depressione centrata sul Sud Italia con un’isoterma di -30°C molto diffusa a circa 5350 metri; umidità elevata a 700hPa (circa 2900 metri) proprio sulle nostre zone.
Il settore che ne beneficiò di più è senza dubbio quello meridionale e orientale a causa del minimo posizionato in maniera favorevole grazie al mix di correnti al suolo e in quota in grado di provocare l’effetto stau. Infatti lo si evince anche dall’accumulo di Monte Sant’angelo (la località più nevosa in questo episodio) che riceve accumuli importanti di neve, rispetto alle altre località garganiche, solo in determinate condizioni. La neve al suolo rimase per parecchi giorni anche a causa all’assenza di piogge significative giunte solo a fine mese. Poi venne un febbraio mite senza emozioni bianche.