Tra settembre e ottobre 2009 si è assistito a una escalation del maltempo su molte regioni meridionali. Oltre ai danni materiali purtroppo ci sono state anche delle vittime. La forza della natura ha messo in luce l’incuria umana che prosegue da decenni sul territorio italico.
Anche nel nostro territorio non è una novità assistere a intensi fenomeni meteorologici ma è pur vero che sono molteplici le cause di allagamenti e danneggiamenti.
Il 23 giugno 2009 era stato colpito il settore nordorientale del Gargano già più volte interessato, negli ultimi anni, da ingenti quantità di pioggia.
A settembre l’epicentro del maltempo si è localizzato tra San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo. A causa delle zone colpite (in particolare quella industriale e la zona Cappuccini di importanza internazionale) il fenomeno ha avuto maggiore rilevanza mediatica. Le condizioni meteorologiche di “preparazione” erano le seguenti: il cambiamento meteo aveva apportato temperature più fresche e instabilità atmosferica ma i temporali aveva avuto carattere essenzialmente locale.
Nella tarda sera dell’11 settembre si svilupparono temporali che interessarono alcune zone del Gargano (zona San Marco in Lamis - Borgo celano e laghi) poi la cella temporalesca si ingrossò e rimase stazionaria apportando prolungate fasi di pioggia.
Analizzando i parametri temporaleschi non si notano valori particolarmente importanti, tali da spiegare da soli l’intensità del temporale. - Il CAPE, che in pratica indica l’energia a disposizione del temporale, si presentava su valori moderati (1500-1000 J/KG) in rapido calo durante la mattinata del 12.
- Era presente una forte umidità relativa alle quote medie circa 3000 metri.
- L’instabilità atmosferica era piuttosto pronunciata -3/-4 °C Lift index.
- I moti verticali non presentavano valori eccessivamente negativi tali da far pensare a severe condizioni di maltempo.
- L’ipotesi più plausibile è che questa cella temporalesca abbia avuto caratteristiche di una supercella anche se a causa delle scarsità di osservazioni (in particolare radar) non si è in grado di confermare. L’effetto ben visibile dal satellite era il movimento antiorario che la cella ha assunto consentendo di rimanere in loco per circa 12 ore (era presente un minimo di geopotenziale di una goccia fredda)! Inizialmente si è avuto un leggero spostamento verso sudest/est poi l’occlusione è avvenuta verso nordovest, infatti gli ultimi fenomeni si spinsero fin sull’alto Tavoliere.
Oggettivamente la pioggia non ha registrato intensità monsoniche: un massimo di 31 mm in un’ora (75mm registrati in circa 12 ore dalla stazione meteorologica ubicata in via Raffaello ma un pluviometro amatoriale in piazza Europa ha rilevato ben 12mm in più!). Paradossalmente è stato più intenso lo scroscio temporalesco di domenica 13 con quasi 50mm in un’ora. Anche i 90-100mm di San Marco in Lamis potrebbero non risultare stupefacenti. Verosimilmente i valori della pioggia caduta nella zona del convento dei Cappuccini sono maggiori rispetto alle altre zone come dimostrano i danni spaventosi del versante settentrionale di Montenero-Monte celano. Tuttavia non ci sono state quantità spaventose raggiunte ad esempio in località sarde, calabre o siciliane.
L’evento alluvionale, riscontrato nelle prime ore della mattinata, è stato probabilmente causato da un effetto diga per ostacoli naturali e/o artificiali.
Il territorio sangiovannese non è una zona avvezza a eventi così imponenti a causa delle correnti medie che non consentono forte instabilità atmosferica e non apportano direttamente umidità dal mare con tutto ciò il periodo al termine dell’estate è il più pericoloso a causa del picco caldo raggiunto in superficie dal mare e dell’aria fredda e instabile che può giungere da nord.
Rammento la totale assenza di prevenzione del comune di San Giovanni Rotondo ancora senza un piano di protezione idrogeologica quindi senza un’opera di bonifica che possa evitare i normali afflussi d’acqua nelle zone più basse della cittadina. È una piaga ben visibile l’avvenuta urbanizzazione in zone potenzialmente soggette ad allagamenti.
Il fenomeno meteorologico del 12 settembre 2009 rientra nella normale fluttuazione di eventi climatici ma pur essendo stato moderatamente eccezionale la natura ha sempre un aiuto da parte dell’uomo a distruggere. Non si può pensare nel 2009/2010 di affidarsi alla buona casualità ed evitare prevenzioni per soddisfare interessi di vario tipo mettendo a rischio, o quantomeno rendere meno sicura, la vita altrui.
| Analisi quota 500hPa | Analisi umidità 700hPa | Moti verticali |
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| Analisi quota 500hPa | Analisi quota 300hPa | Satellite |
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Non è semplice per un meteofilo non esperto in temporali analizzare un evento così interessante e levare alcuni dubbi riguardo alla possibilità che la formazione temporalesca che ha investito il Gargano a settembre sia stata una supercella. Ci proverò con l’ausilio di un testo didattico specializzato ("Temporali e tornado").
Per individuare una supercella c’è bisogno di tante piccole osservazioni, le più importanti sono le seguenti:
- l’updraft assume anche moto rotatorio trasformandosi come in un mesociclone;
- il sistema della supercella è autoalimentato a causa della rotazione quindi non esiste la rigenerazione come in altri temporali;
- tutto il cumulonembo ruota lentamente in senso antiorario: è un ciclone a mesoscala di diametro variabile ma generalmente minore a 20km;
- la forte convergenza di masse d’aria rallenta il moto traslatorio che consente alla supercella di rimanere bloccata per ore sulla medesima zona.
- Dal satellite la supercella possiede in genere una forma ben definita, rotondeggiante oppure ellittica, ha un aspetto compatto ma soprattutto un colore particolarmente bianco se visto all’infrarosso.
- Importante anche è l’isolamento dato dal mesociclone che sottrae l’aria caldo-umida per molti chilometri impedendo così la nascita di altri temporali nelle vicinanze. Non sempre il movimento è coerente con i venti della “level guide”.
Purtroppo la fase più cruenta del temporale è avvenuta nelle ore notturne rendendo piuttosto complicate le osservazioni di nubi accessorie: oltre la wall cloud, un’altra formazione nuvolosa importante, ma non fondamentale per classificare la supercella, è la flanking line.
Sarebbe stata fondamentale un’analisi al radar per certificare l’effettiva formazione di una supercella ma le principali caratteristiche su elencate ci consentono di assegnare un’elevata probabilità all’ipotesi dell’articolo in questione.
I grafici [1, 2] non mostrano una tendenza a un’intensificazione dell’intensità delle precipitazioni nonostante il campione di dati sia relativamente grande (poco meno di 40 anni). Si notano anche come i valori pluviometrici nell’unità di tempo (60 minuti, 12 e 24 ore) non hanno mai raggiunto picchi elevatissimi. Di solito le maggiori quantità di pioggia cadono in estate a causa di rovesci temporaleschi ma anche in autunno-inizio inverno per avvezioni calde o forti contrasti termodinamici.
Per dimostrare quanto sia importante avere a disposizione una fonte di forte umidità e un versante sottoposto a innalzamento forzato della massa d’aria riporto le località con i maggiori apporti pluviometrici registrati: 
È lampante che anche nella stessa aerea siano presenti zone maggiormente soggette a fenomeni intensi grazie ai monti che ricevono correnti umide instabili (dal mare o dai laghi) e ricevono a volte quantità esagerate di pioggia in confronto a San Giovanni Rotondo che può disporre di elementi simili solo nel caso in cui ci siano perturbazioni provenienti da sudest ma tale eventualità è piuttosto rara e comunque non sufficiente affinché avvengano diluvi.
| La mappa dell'alluvione | La moviola satellitare |
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